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Il debito sociale causato dallo sviluppo economico



Il debito sociale causato dallo sviluppo economico
Sostenibilità

02/02/2022

L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è un programma d’azione sottoscritto dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU e racchiude i 17 obiettivi fondamentali da raggiungere entro la fine di questo decennio, per garantire uno sviluppo economico, sociale e ambientale basato sulla sostenibilità.

Ridurre le disuguaglianze nell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è l’obiettivo numero 10.

Proprio per questo motivo nel seguente articolo tratteremo in modo approfondito:

Perché ridurre le disuguaglianze è un obiettivo dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile

Raramente i media tradizionali trattano questo argomento, ma le disuguaglianze sociali negli ultimi anni e in molti Paesi sono aumentate incessantemente, tanto da rappresentare uno dei più grandi ostacoli allo sviluppo sostenibile e alla lotta contro la povertà.

Queste disuguaglianze nella maggior parte dei casi limitano ad ampi spicchi della societàla possibilità di partecipare alla vita culturale, politica ed economica del Paese e di apportare un contributo socialmente utile.

È proprio per questo motivo che l’obiettivo 10 dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è incentrato sulla riduzione delle disuguaglianze all’interno dei e fra i Paesi.

In concreto, l’obiettivo 10 richiede l’aumento del tasso di crescita del reddito della popolazione più povera del 40%. Inoltre, entro il 2030 tutti i cittadini del mondo dovranno avere diritto a un possibile sviluppo personale e gli Stati dovranno garantire a tutti un’inclusione sociale, economica e politica.

I governi dovranno garantire le pari opportunità eliminando leggi, politiche e pratiche discriminatorie. Bisognerà attuare una politica responsabile in materia di migrazione e garantire ai Paesi in via di sviluppo una rappresentanza migliore nelle istituzioni economiche e finanziarie internazionali e maggiori opportunità di esprimere il proprio parere nei processi decisionali.

baracche su un fiume

Focalizziamo un attimo l’attenzione su questa frase “I governi dovranno garantire pari opportunità eliminando leggi, politiche e pratiche discriminatorie”. Sarebbe un errore e assolutamente riduttivo pensare solamente alla dimensione economica e reddituale delle persone, perché così come la povertà, anche l’uguaglianza in tema di opportunità riguarda una moltitudine di realtà, dal campo sociale a quello sanitario, culturale, ambientale e politico.
Per questo motivo l’obiettivo 10 evidenzia quanto sia importante concentrare l’attenzione su ogni tipo di disuguaglianza, anche quelle che riguardano l’etnia, la religione, l’età, il sesso, l’origine, la disabilità, etc.

Cosa si intende per disuguaglianza 

Prendendo in esame la forma di disuguaglianza più evidente, ovvero quella economico-reddituale, sappiamo da sempre che non solo esiste una diseguale distribuzione di ricchezza all’interno dei Paesi ma anche fra gli stessi.

Nei Paesi con un maggior tasso di sviluppo, circa il 60% della popolazione ha la possibilità di ricevere i benefici della crescita economica, mentre il restante 40% ha accesso a meno del 25% del reddito complessivo nazionale.

Spesso, secondo recenti analisi socio-economiche, una quantità sempre più crescente di ricchezza prodotta in un determinato Paese finisce mediamente nelle mani dell’1% della popolazione.

Secondo i dati emersi durante il ​​World Economic Forum 2021, svolto in forma virtuale e non a Davos come negli anni precedenti, la ricchezza globale resta concentrata ancora troppo al vertice della piramide distributiva.

Oxfam (Confederazione internazionale di organizzazioni non profit che si dedicano alla riduzione della povertà globale), ha addirittura parlato di Virus della disuguaglianza” nel suo rapporto annuale pubblicato durante il World Economic Forum. Dal rapporto è emerso che le 1.000 persone più ricche del mondo, in soli 9 mesi, hanno recuperato tutte le perdite che avevano accumulato durante i primi mesi del 2020 segnati dall’emergenza Covid-19, mentre i più poveri per riprendersi dalle disastrose conseguenze economiche della pandemia potrebbero impiegare più di 10 anni. 

Sempre secondo il rapporto di Oxfam, dall’inizio della pandemia i 10 uomini più ricchi del mondo hanno incrementato il loro patrimonio di 540 miliardi di dollari. Basti pensare che tra marzo e dicembre 2020, i mesi della pandemia più difficili in cui decine di milioni di persone sono rimaste disoccupate, il valore netto del patrimonio di Jeff Bezos (Fondatore e presidente di Amazon) è aumentato di 78,2 miliardi di dollari.

Per concludere, già a metà del 2019, l’1% più ricco deteneva più del doppio della ricchezza netta posseduta da un totale di 6,9 miliardi di persone. E nello stesso momento il patrimonio economico delle 22 persone più ricche al mondo era superiore alla ricchezza di tutte le donne africane.

I punti principali dell’obiettivo 10 dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile

Abbiamo detto che ridurre le disuguaglianze è uno degli obiettivi dell’Agenda 2030 e per realizzarlo sono stati definiti al suo interno dei “micro” traguardi. Di seguito elenchiamo i punti principali che caratterizzano il decimo obiettivo dell’ONU per lo Sviluppo Sostenibile. Entro il 2030 è indispensabile:

  1. Raggiungere progressivamente e sostenere la crescita del reddito del 40% della popolazione nello strato sociale più basso
  1. Potenziare e promuovere l’inclusione sociale, economica e politica di tutti, a prescindere da età, sesso, disabilità, razza, etnia, origine, religione, stato economico o altro
  1. Assicurare pari opportunità e ridurre le disuguaglianze anche attraverso l’eliminazione di leggi e pratiche discriminatorie e promuovendo legislazioni, politiche e azioni necessarie per raggiungere questo scopo 
  1. Adottare politiche, in particolare fiscali, salariali e di protezione sociale, per raggiungere progressivamente una maggior uguaglianza
  1. Migliorare la regolamentazione e il monitoraggio di istituzioni e mercati finanziari globali e rafforzare l’attuazione di tali norme
  1. Assicurare una maggiore rappresentanza dei paesi in via di sviluppo nelle decisioni in materia di economia e finanza globale e internazionale, per creare istituzioni più efficaci, credibili, responsabili e legittimate
  1. Rendere più disciplinate, sicure, regolari e responsabili la migrazione e la mobilità delle persone, anche con l’attuazione di politiche migratorie pianificate e ben gestite
  1. Attuare il principio del trattamento speciale e differente riservato ai paesi in via di sviluppo, in particolare ai meno sviluppati, in conformità agli accordi dell’Organizzazione Mondiale del Commercio
  1. Incoraggiare l’aiuto pubblico allo sviluppo e gli investimenti diretti esteri per gli stati più bisognosi, in particolar modo per i paesi meno sviluppati, i paesi africani e i piccoli stati insulari in via di sviluppo
  1. Ridurre a meno del 3% i costi di transazione delle rimesse* dei migranti ed eliminare i corridoi di rimesse con costi oltre il 5%. I costi delle rimesse dei migranti internazionali sono ridotte dagli alti costi di trasferimento. In media, uffici postali ed intermediari finanziari fanno pagare una commissioni di oltre il 6% dell’importo inviato; le banche commerciali richiedono l’11%. L’obiettivo è quindi scendere al 3% dei costi di transazione; la media attuale a livello globale è il 7,5%.

*La rimessa estera è un trasferimento unilaterale di denaro verso l’estero, effettuato da un lavoratore straniero a beneficio di un altro individuo (solitamente la famiglia) residente nel suo paese di origine.

Il contesto Italiano

Secondo il Rapporto ASviS 2021, la crisi economica provocata dalla pandemia che stiamo ancora affrontando ha avuto un impatto significativo anche sulle disparità di genere, generazionali e territoriali che caratterizzano il nostro Paese. 

Dai primi mesi del 2020 i dati analizzati sono tutti al negativo: la disuguaglianza del reddito netto, dopo essere diminuita leggermente tra gli anni 2017 e 2019, è aumentata nuovamente nell’ultimo anno dal 5,9 al 6,1%; il tasso di occupazione giovanile (15-29 anni) si è ridotto di 1,9 punti percentuali tra il 2019 e il 2020, registrando un peggioramento maggiore rispetto a quello avvenuto per il tasso di occupazione totale (15-64 anni) che diminuisce di 0,9 punti percentuali; anche la quota dei permessi di soggiorno di un lungo periodo rilasciata ai cittadini stranieri non comunitari si è ridotta di quasi il 2%.

In Italia sono fortemente presenti disuguaglianze ambientali (si fa riferimento a industrie impiantate solitamente in aree periferiche, a persone che vivono in aree industriali e siti industriali contaminati, es. Taranto), disuguaglianze territoriali (la questione storica ancora attuale del divario fra Nord Italia e “Mezzogiorno”), disuguaglianze tra generazioni (in Italia lo status economico delle persone è molto correlato a quello dei loro genitori, si parla di minore mobilità sociale, ovvero alla riduzione della possibilità che una persona proveniente da una famiglia con un basso reddito possa guadagnare in futuro più dei suoi genitori), disuguaglianze di genere (il divario fra il tasso di occupazione delle donne e degli uomini resta pari a 18 punti percentuali, il secondo valore massimo dell’Unione Europea, dopo la Grecia) e infine disuguaglianze economiche (già nel 2018, secondo la lista stilata da Forbes, il patrimonio dei 21 miliardari italiani più ricchi è stata pari a tutte le risorse detenute dal 20% più povero della popolazione).

Il contesto Internazionale

Anche se negli ultimi anni ci sono stati dei passi in avanti per quanto riguarda la riduzione della povertà, nei Paesi del “Terzo mondo” ancora oggi persistono grandi disparità soprattutto in ambito sanitario, in merito all’accesso all’educazione e ad altri servizi fondamentali. 

Mentre la disparità di reddito fra i diversi Paesi del continente si sta riducendo, la disparità all’interno dei Paesi stessi continua ad aumentare.

Di seguito elenchiamo alcuni dati significativi del rapporto di Oxfam su cui riflettere:

in Sud Africa, la sanità pubblica è a disposizione dell’84% della popolazione, tuttavia, ci lavora solo il 30% del personale medico operante in Africa. La sanità privata, che serve il 16% della popolazione, è dotata invece del 70% del personale medico.

Non abbiamo ancora accennato alle disparità riguardo l’istruzione che sono state evidenziate ancora di più nel corso del 2020.

Durante i primi mesi di pandemia, più di 180 Paesi hanno temporaneamente chiuso le scuole, lasciando a casa quasi 1,7 miliardi di minori.

Tuttavia, prima di un’organizzazione generale, nei Paesi a più alto reddito i ragazzi sono rimasti completamente privi dell’istruzione scolastica per 6 settimane, mentre, nei Paesi più poveri la pandemia ha privato gli alunni di più di 4 mesi di scuola.

In America Latina e ai Caraibi, soltanto il 30% dei bambini provenienti da famiglie povere ha accesso ad Internet, al contrario il 95% dei bambini provenienti da famiglie ricche ne ha l’accesso.

Per concludere, i bambini che fanno parte del 20% più povero della popolazione nei Paesi in via di sviluppo hanno una probabilità fino a tre volte maggiore di morire prima di aver compiuto cinque anni, rispetto ai bambini provenienti da famiglie più benestanti.

La disparità di reddito non può essere affrontata e sconfitta efficacemente se prima non viene affrontata la disparità di opportunità correlata ad essa.

“Il mondo si divide in: quelli che mangiano il cioccolato senza il pane; quelli che non riescono a mangiare il cioccolato se non mangiano anche il pane; quelli che non hanno il cioccolato; quelli che non hanno il pane”.

Stefano Benni – scrittore, poeta e drammaturgo italiano.

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